Serie in lingua originale: cosa ti danno e cosa no
In un Paese che doppia quasi tutto, guardare film e serie in inglese è il modo più semplice per recuperare l’ascolto che la scuola non dà. Cosa ti danno davvero, cosa non possono darti e come guardarle per imparare di più.
Perché in Italia la domanda conta più che altrove
L’Italia ha una delle tradizioni di doppiaggio più forti del mondo. Film, serie, cartoni animati: quasi tutto arriva in italiano, con voci spesso bravissime, e per decenni l’inglese parlato è entrato nelle case solo attraverso le canzoni. In Olanda, in Svezia o in Serbia, dove i film si sottotitolano, un ragazzo di quindici anni ha già sentito migliaia di ore di inglese vero. Un italiano della stessa età, molto meno.
Il risultato si vede nel profilo tipico di chi ha studiato inglese in Italia: legge discretamente, scrive con qualche incertezza, e quando sente parlare un madrelingua a velocità normale si perde. Non per mancanza di vocabolario, ma perché l’orecchio non ha mai fatto quell’allenamento. Oggi che con lo streaming basta un clic per passare alla lingua originale, le serie sono il modo più facile e piacevole di recuperarlo.
Cosa ti danno le serie
L’orecchio. Il ritmo, l’intonazione, la velocità, le parole che si fondono. Want to diventa wanna, did you diventa didja, le sillabe deboli quasi spariscono. Dopo qualche mese di ascolto il parlato veloce smette di sembrare un muro.
Gli accenti. Americano, britannico, irlandese, australiano, indiano. Un orecchio che ne ha sentiti molti si orienta con chiunque.
Un lessico passivo vivo. Centinaia di espressioni che riconosci appena le senti: No way, I’m on it, Fair enough, What’s up. Non le inventeresti, ma le capisci, e sono proprio quelle che i libri di scuola non insegnano.
La sensazione di cosa suona naturale. Col tempo, davanti a una frase scritta, senti che «qualcosa non va» anche senza sapere quale regola è violata. È l’effetto di molte ore di ascolto.
Cosa non possono darti
Il parlato. Capire e parlare sono due abilità diverse. L’ascolto allena il riconoscimento; il parlato allena la produzione: scegliere le parole, costruire la frase, pronunciarla, tutto in un secondo. Migliaia di ore di ascolto spostano pochissimo la produzione, come guardare le partite non insegna a giocare a calcio.
La precisione. Quando capisci il senso, il cervello salta i dettagli: l’articolo, il does, la -s finale. Una battuta come She don’t know nothing non ti disturba, perché capisci cosa vuol dire. Per questo anche chi capisce benissimo continua a fare gli errori di base: quei dettagli non ha mai dovuto notarli.
L’ortografia. Sentire una parola cento volte non ti insegna a scriverla, e in inglese la grafia non si ricava dal suono.
I sottotitoli in italiano ti fanno leggere l’italiano. Con i sottotitoli italiani una buona parte dell’attenzione va alla lettura, e l’inglese diventa un sottofondo. Molti pensano di aver «guardato in inglese» e in realtà hanno letto la traduzione.
You didn't tell me the film had subtitles.
Non mi hai detto che il film aveva i sottotitoli.
Come guardarle per imparare di più
Le serie valgono la pena, ma solo se le guardi in modo diverso.
- Passa ai sottotitoli in inglese. È il passo singolo più importante. Suono e parola scritta si collegano, vedi come si scrive quello che senti, e non puoi più appoggiarti alla traduzione. All’inizio sembra faticoso; dopo qualche settimana diventa naturale.
- Comincia da quello che conosci già. Un film che hai visto doppiato, una serie di cui sai la trama: la storia non ti distrae e puoi concentrarti sulla lingua. Le sitcom e le serie familiari hanno un linguaggio più semplice dei thriller giudiziari o medici, che è meglio lasciare per ultimi.
- Fermati e ripeti. Quando senti una frase che ti piace, metti in pausa e ripetila ad alta voce, con lo stesso tono e la stessa velocità. Dieci minuti così spesso valgono più di un episodio intero guardato passivamente.
- Annota espressioni, non parole. Non fair, ma Fair enough. Non on, ma I’m on it. Un’espressione che annoti e usi diventa tua; una parola isolata svanisce in fretta.
- Racconta. Dopo un episodio, racconta o scrivi in tre o quattro frasi cosa è successo. Lì si vede la differenza tra quello che capisci e quello che sai dire, ed è proprio su quella differenza che si impara.
- Più tardi, togli i sottotitoli. Quando con quelli in inglese li leggi solo ogni tanto, prova senza.
Cosa serve in più
Le serie sono un ottimo complemento, ma non sostituiscono il lavoro in cui la lingua la produci tu. Accanto a loro servono:
- La scrittura regolare. Frasi brevi, ogni giorno, e qualcuno o qualcosa che le controlli. Sulla carta si vedono l’articolo che manca e il does che è sparito; nel parlato non li senti.
- La conversazione. Con un insegnante, un amico, un collega. Ogni volta che costruisci da solo una frase in inglese alleni l’abilità che le serie non allenano.
- La grammatica dove l’orecchio inganna. Articoli, tempi verbali, ordine delle parole. Qui «mi suona bene» non basta, perché l’orecchio, abituato a cogliere il senso, i dettagli li lascia passare.
Chi ha alle spalle anni di doppiaggio non ha perso niente di irrecuperabile. L’orecchio si allena a qualsiasi età, e con un’ora di serie in lingua originale al giorno i progressi nell’ascolto si sentono in pochi mesi. Il resto, il parlato, lo costruisci in parallelo, una frase alla volta.
Scarica l’appVedila in una lezione
Da leggere dopo
- Inglese britannico o americano: quale imparare?
Quanto si differenziano davvero le due varianti dell’inglese, nelle parole, nell’ortografia, nella grammatica e nella pronuncia, e come sceglierne una senza perdere l’altra.
- L’inglese è difficile per chi parla italiano?
Cosa ti viene regalato in partenza, dove l’italiano ti fa inciampare e perché la vera fatica non è la grammatica ma la pronuncia, l’ortografia e le parole piccole.