L’inglese è difficile per chi parla italiano?
Cosa ti viene regalato in partenza, dove l’italiano ti fa inciampare e perché la vera fatica non è la grammatica ma la pronuncia, l’ortografia e le parole piccole.
La risposta breve
No, non è tra le lingue difficili. Ma non è nemmeno facile nel modo in cui sembra il primo giorno. Chi parla italiano parte con un vantaggio enorme sul lessico e una grammatica di base molto più leggera della propria, e poi si scontra con tre muri che l’italiano non lo ha preparato a vedere: la pronuncia, l’ortografia e un pugno di parole piccole che reggono tutta la frase.
Quello che ti viene regalato
Le parole colte. Più della metà del lessico inglese viene dal latino, direttamente o passando per il francese. Important, decision, university, hospital, possible, family: migliaia di parole si capiscono al primo sguardo. Un testo tecnico, giuridico o scientifico in inglese è spesso più leggibile per un italiano che per un inglese che non ha studiato.
Una grammatica magra. Niente genere per i nomi e gli aggettivi, niente accordi, una coniugazione ridotta all’osso. Dove l’italiano ha vado, vai, va, andiamo, andate, vanno, l’inglese ha go e goes. Niente congiuntivo da coniugare, niente participio da accordare. Le prime settimane sembrano una passeggiata.
L’alfabeto e la familiarità. Stesse lettere, nessun alfabeto nuovo, e parole inglesi che senti ogni giorno, dalla musica alla pubblicità: weekend, computer, sport.
Dove l’italiano ti fa inciampare
Il soggetto e le domande
In italiano la desinenza del verbo dice già chi fa l’azione, quindi il soggetto si può omettere: lavora a Milano, piove. In inglese il soggetto è obbligatorio, sempre, anche quando non indica nessuno: she works in Milan, it’s raining.
It's raining again.
Sta piovendo di nuovo.
E le domande, in italiano, si fanno con la sola intonazione: ti piace il formaggio? è la stessa frase di ti piace il formaggio, con la voce che sale. In inglese l’intonazione non basta: serve do, does o did davanti. You like cheese? si capisce, ma è sbagliato.
Do you like cheese?
Ti piace il formaggio?
I tempi che sembrano uguali
Ho visto ha la stessa forma di I have seen, e invece nella maggior parte dei casi si traduce I saw. Vivo qui da tre anni è al presente, e in inglese vuole un tempo che in italiano non esiste per quel caso: I have lived here for three years. Sono gli errori che resistono più a lungo, perché le frasi sbagliate suonano naturali all’orecchio italiano.
Le parole piccole
Il lessico latino è quello colto. Quello di tutti i giorni è germanico e non somiglia a nulla: get, take, put, the, with, off. E i phrasal verbs, verbo più particella, cambiano significato con una sillaba: get up, get on, get over. Un italiano legge senza problemi un articolo di giornale e si perde in una conversazione tra amici.
Pronuncia e ortografia
Qui sta la vera fatica. L’italiano ha sette vocali e si scrive come si pronuncia. L’inglese ha una dozzina di vocali, più i dittonghi, e la stessa lettera si legge in cinque modi diversi. Ship e sheep, live e leave sono coppie distinte per un inglese e quasi identiche per un orecchio italiano. La h si pronuncia, il th non esiste in italiano, e le parole finiscono spesso in consonante, dove l’istinto italiano aggiunge una vocale. Chi ha studiato l’inglese sui libri spesso lo legge bene e non lo capisce quando lo sente.
Il doppiaggio
In Italia film e serie arrivano quasi tutti doppiati. Questo vuol dire che, a differenza di un olandese o di uno svedese, un italiano medio ha sentito pochissimo inglese parlato prima di cominciare a studiarlo. Non è un problema della lingua, ma pesa sull’ascolto più di qualsiasi regola di grammatica.
Quanto tempo ci vuole
Per chi parla italiano l’inglese è una delle lingue più vicine che ci siano dopo le altre lingue romanze. Con uno studio regolare il livello A2 si raggiunge in qualche mese e il B1, quello in cui una lingua diventa davvero utilizzabile, in un anno o poco più. I tempi dipendono meno dalla grammatica che dall’allenamento dell’orecchio e dalla quantità di frasi che produci tu, non che leggi.
Frasi
Scrivila in inglese
Dove lavora lei?
parola interrogativa + ausiliare + soggetto (she) + verbo base
In sintesi
| Più facile del previsto | Più difficile del previsto |
|---|---|
| Il lessico colto, di origine latina | Le parole di tutti i giorni, di origine germanica |
| Niente genere, niente accordi | Il soggetto obbligatorio e le domande con do |
| Una coniugazione minima | La scelta tra past simple e present perfect |
| Lo stesso alfabeto | Pronuncia e ortografia scollegate |
L’inglese premia chi parla italiano all’inizio e lo mette alla prova dopo. Sapere in anticipo dove sono i tranelli non li elimina, ma ti permette di riconoscerli quando ci cadi, ed è il primo passo per smettere di caderci.
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