La pronuncia inglese per chi parla italiano

Sette vocali contro una dozzina, una h che si pronuncia, il th che l’italiano non ha e le consonanti finali. Dove l’orecchio italiano non sente la differenza, e come allenarlo.

Perché è la parte più difficile

L’italiano si scrive come si pronuncia. Se sai leggere una parola, sai dirla; se la senti, sai scriverla. Chi cresce con l’italiano dà per scontato che una lingua funzioni così, e l’inglese è il primo grande shock: la stessa lettera si legge in cinque modi, lo stesso suono si scrive in dieci, e alcune lettere non si leggono affatto.

A questo si aggiunge che l’italiano ha pochi suoni rispetto all’inglese. Dove l’inglese distingue due parole, l’orecchio italiano spesso ne sente una sola. Non è questione di talento: semplicemente non hai mai avuto bisogno di sentire quella differenza.

Le vocali: lunghe, brevi e quella neutra

L’italiano ha sette vocali, nette e sempre pronunciate per intero. L’inglese ne ha una dozzina, più i dittonghi, e molte coppie si distinguono per una differenza che in italiano non esiste.

La i breve e la i lunga. Ship (nave) e sheep (pecora), live (vivere) e leave (partire), fill e feel. La vocale lunga è tesa, quasi una i italiana allungata; quella breve è più rilassata, a metà strada verso la e. Un italiano tende a pronunciarle entrambe come una i italiana, e così I live here e I leave here diventano la stessa frase.

ship

ship

nave

nome
sheep

sheep

pecora

nome

Il plurale è uguale: *sheep*.

The pig is fatter than the sheep.Il maiale è più grasso della pecora.

La a di cat e la a di cut. Cat ha una vocale aperta tra a ed e, che in italiano non c’è. Cut ha una vocale breve e scura, vicina a una a chiusa. Hat e hut, bag e bug: per l’orecchio italiano sono spesso la stessa parola.

La vocale neutra. È il suono più frequente dell’inglese, e in italiano non esiste: una vocale debole e indistinta, che compare in quasi tutte le sillabe non accentate. La a di about, la e di the, la o di London (pronunciato quasi Lændən). Chi parla italiano tende a pronunciare ogni vocale per intero, e il risultato è un inglese chiaro ma con un ritmo che si riconosce subito.

La h che si pronuncia

In italiano la h è muta: ho, hai, hotel si dicono senza aspirazione. In inglese la h iniziale si pronuncia quasi sempre, con un leggero soffio. Hungry (affamato) e angry (arrabbiato), hair (capelli) e air (aria), heat e eat: senza la h cambia la parola.

hungry

hungry

affamato

aggettivo

Dove l'italiano dice *avere fame*, l'inglese usa *be* con questo aggettivo, mai *have*.

I'm hungry and I'm tired.Ho fame e sono stanco.

angry

angry

arrabbiato

aggettivo

*angry with* una persona, *angry about* una cosa.

Why was she so angry yesterday?Perché ieri era così arrabbiata?

L’errore opposto è altrettanto comune: per paura di dimenticarla, si aggiunge una h dove non c’è. I’m hangry invece di I’m angry. Le poche h mute da ricordare sono in parole come hour, honest e honour.

Il th

Il suono di th non esiste in italiano, e l’istinto lo sostituisce con t e d. Three (tre) diventa tree (albero), think diventa tink, this diventa dis. Ci sono due th: uno sordo, come in think e three, e uno sonoro, come in this e mother. Per entrambi la lingua va appoggiata leggermente tra i denti, e l’aria passa intorno.

three

three

tre

numerale

This word has three syllables.Questa parola ha tre sillabe.

tree

tree

albero

nome

Le consonanti finali

Quasi tutte le parole italiane finiscono in vocale, e l’orecchio italiano non ama chiudere una sillaba con una consonante. Così big diventa bigga, I’m going diventa I’m-a going. È l’accento italiano delle barzellette, e ha un’origine precisa: la bocca aggiunge una vocale per tornare in un territorio familiare.

Il rimedio è fermarsi sulla consonante, senza rilasciare niente dopo. Anche nel caso del passato in -ed: worked si pronuncia in una sola sillaba, workt, non work-ed. Il -ed diventa una sillaba a sé solo dopo t o d: wanted, needed.

Le doppie e l’accento

In italiano le doppie si sentono: pala e palla sono due parole diverse. In inglese le doppie scritte non cambiano il suono della consonante: dinner e diner hanno la stessa n. Cambia invece la vocale che precede, breve nel primo caso e lunga nel secondo.

L’accento, poi, in inglese non è segnato e non segue regole affidabili. Photograph, photographer e photographic hanno l’accento in tre punti diversi. Le parole che somigliano all’italiano sono le più insidiose, perché l’accento italiano viene spontaneo: comfortable ha l’accento sulla prima sillaba, hotel sulla seconda, develop sulla seconda.

Come allenare l’orecchio

Leggere regole di pronuncia serve poco se non le senti. Tre cose aiutano davvero:

  • ascoltare le coppie minime: ship e sheep, hungry e angry, three e tree, una dopo l’altra, finché la differenza non diventa evidente;
  • ascoltare ogni parola nuova prima di impararla, invece di dedurne la pronuncia dalla grafia;
  • pronunciare ad alta voce quello che scrivi, anche da solo: la bocca impara i movimenti solo facendoli.

Il doppiaggio in Italia ha tolto a molti anni di ascolto spontaneo. Vale la pena di recuperarlo: film e serie in lingua originale, con i sottotitoli in inglese, sono il modo più piacevole di abituare l’orecchio a suoni che fino a ieri non distingueva.

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