Quanto tempo ci vuole per imparare l’inglese?
Tempi realistici, in ore e in mesi, per chi parla italiano: partendo da zero o ripartendo dopo la scuola, e perché la comprensione scritta arriva molto prima del parlato e dell’ascolto.
La risposta breve
Per una conversazione semplice su di te e sulla vita di tutti i giorni servono da tre a sei mesi di lavoro regolare. Per comunicare con sicurezza al lavoro e in viaggio, il livello B2, servono due o tre anni studiando ogni giorno. Una risposta più precisa esiste solo in ore, non in mesi: «studio inglese da otto anni» può voler dire cinquecento ore come cinquanta.
E quasi chiunque parli italiano l’inglese lo ha già fatto a scuola, il che cambia la risposta più di ogni altra cosa. Ne parliamo più sotto.
Ore, non mesi
Contano solo le ore attive: quelle in cui costruisci frasi da solo, scrivi, parli e ricevi correzioni. Una serie in lingua originale è utile, ma fa un altro lavoro: allena l’ascolto, e il parlato quasi non lo sposta.
Gli enti certificatori danno delle cifre indicative per un adulto che studia con un insegnante o con un corso. Eccole, un po’ ridotte, perché chi parla italiano conosce già l’alfabeto e riconosce molte parole di origine latina. Le ore si sommano: per il B1 serve anche tutto quello che c’è prima.
| Livello | Cosa sai fare | Ore da zero | Mezz’ora al giorno | Un’ora al giorno |
|---|---|---|---|---|
| A1 | Presentarti, ordinare, chiedere indicazioni, parlare di te con frasi semplici | 70–100 | 4–6 mesi | 2–3 mesi |
| A2 | Conversazioni quotidiane: lavoro, famiglia, negozi, viaggi, lentamente e con errori | 180–200 | circa un anno | 6–7 mesi |
| B1 | Viaggiare senza aiuto, raccontare il passato e i progetti, dire la tua, scrivere un’email a un collega | 350–400 | circa due anni | circa un anno |
| B2 | Lavorare in inglese, discutere, guardare un film senza sottotitoli, quasi senza appoggiarti all’italiano | 500–600 | circa tre anni | un anno e mezzo, due |
La cosa più importante della tabella è che ogni livello costa più del precedente. L’A1 arriva in fretta, e il ritmo dei primi mesi crea aspettative che poi non vengono rispettate. Tra l’A2 e il B2 ci sono più ore che tra lo zero e l’A2.
Se l’inglese l’hai fatto a scuola
In Italia l’inglese si studia dalla prima elementare alla maturità, quindi quasi nessuno parte davvero da zero. La scuola lascia parole, le regole dei tempi verbali e la capacità di leggere un testo semplice, ma quasi mai lascia il parlato. È il cosiddetto falso principiante: riconosce un present perfect in un test a crocette, ma in una conversazione non riesce a dire I have never been to London.
Il falso principiante supera i primi livelli due o tre volte più in fretta: le conoscenze non vanno acquisite, vanno risvegliate. Ma c’è una trappola. Se ricominci da un libro di livello B1 perché «la grammatica la so», le lacune nelle basi restano: il soggetto in it is cold, il does nelle domande, l’articolo davanti al mestiere. In un test a scelta multipla non si vedono; nel parlato si sentono subito. Conviene ripassare velocemente i primi livelli e assicurarsi che le basi escano da sole, senza pensarci.
It is cold today.
Oggi fa freddo.
Leggere, ascoltare, parlare
Per chi ha studiato l’inglese in Italia, le abilità di solito non vanno di pari passo. La lettura è spesso uno o due livelli avanti rispetto al resto, perché a scuola si è letto molto. L’ascolto resta indietro, perché film e serie arrivano doppiati e l’orecchio non si è mai allenato sul parlato vero. E il parlato è quasi sempre l’ultimo, perché è l’abilità su cui si è lavorato meno.
Per questo la domanda «quanto tempo» va posta separatamente per ogni abilità. Per guardare serie con i sottotitoli in inglese basta un anno o poco più di lavoro regolare, a patto di ascoltare ogni giorno. Per parlare con la stessa scioltezza con cui leggi servono le stesse ore, ma di un altro tipo: ore in cui costruisci tu la frase, sbagli e correggi.
Cosa rallenta e cosa accelera
Rallenta:
- Le lacune nelle basi. Il soggetto omesso, la domanda senza do, l’articolo in più davanti alle cose in generale, since al posto di for. Ogni errore di questo tipo si ripete mille volte e si consolida.
- Le pause. Mezz’ora al giorno rende più di tre ore una volta alla settimana. Un’abilità che non si esercita per una settimana torna indietro.
- La sola pratica passiva. Serie, podcast e letture senza scrittura e senza parlato danno la comprensione, non la produzione.
- La paura di sbagliare. Chi aspetta di essere sicuro prima di aprire bocca non la apre mai.
Accelera:
- Le parole che conosci già. Hotel, computer, problem, museum, university le riconosci subito.
- Una morfologia semplice. Niente tabelle di desinenze, quindi il tempo risparmiato va ai tempi verbali e all’ordine delle parole.
- L’inglese che hai intorno. Musica, internet, lavoro: non serve trasferirsi all’estero.
- La scrittura regolare. Quando scrivi una frase e vedi che manca il does o c’è un the di troppo, l’errore diventa visibile. Nel parlato non lo senti.
Un piano realistico
- I primi tre mesi: to be in tutte le forme, il present simple con domande e negazioni con do, gli articoli, there is e there are, have got, le preposizioni di luogo e di tempo. Ogni giorno scrivi qualche frase breve su di te.
- Dal terzo al nono mese: il present continuous, il past simple e i verbi irregolari, going to, can e must, i comparativi. Passa ai sottotitoli in inglese.
- Il secondo anno: il present perfect e la differenza con il past simple, since e for, il periodo ipotetico, i phrasal verbs. Conversazione regolare, o risposte scritte che qualcuno controlla.
- Il terzo anno: il volume. La grammatica la conosci; deve uscire senza pensarci, e questo lo danno solo le ore di pratica.
Se lavori ogni giorno, la conversazione semplice arriva in tre-sei mesi e un parlato sicuro in due o tre anni. Se l’inglese lo studi «quando ho tempo», il traguardo non arriva mai, e il talento non c’entra.
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