I termini della grammatica inglese

I termini usati nelle pagine di grammatica inglese, spiegati in italiano, ognuno con un esempio inglese e con quello che lo distingue dall’italiano.

Nome

Parola che indica una persona, una cosa o un’idea: book, city, love. I nomi inglesi non hanno genere: the table, the book e the window si riprendono tutti con it. Cambiano solo al plurale, di solito con una -s: books. Alcuni plurali sono irregolari e vanno imparati a parte: child, children; man, men; person, people.

Articolo

La parolina davanti al nome: a o an (un, uno, una) e the (il, lo, la, i, gli, le). Funziona quasi come in italiano, tranne in alcuni punti: l’inglese non mette l’articolo per parlare di qualcosa in generale (I like coffee, mi piace il caffè), né davanti ai possessivi (my house, la mia casa), e lo vuole invece davanti a un mestiere (she is a doctor). An si usa davanti a un suono vocalico: an apple, an hour.

Numerabile

Si dice di un nome che si può contare: a book, two books. Al singolare un nome numerabile non sta mai da solo; vuole davanti a, the, my o un’altra parola che lo determini.

Non numerabile

Si dice di un nome che non si conta: water, bread, music, advice, information. Non prende né a né il plurale. Diversi nomi che in italiano sono numerabili in inglese non lo sono: si dice some advice (dei consigli) e some information (delle informazioni), mai advices né informations. Lo stesso vale per news, che è singolare: the news is good.

Pronome

Parola che sostituisce un nome. I pronomi soggetto (I, you, he, she, it, we, they) sono obbligatori, a differenza dell’italiano. I pronomi complemento (me, you, him, her, it, us, them) vanno dopo il verbo, non prima come in italiano: I see him, lo vedo.

Soggetto

Chi fa l’azione o ciò di cui si parla, di norma prima del verbo: My sister works here. In italiano il soggetto si può omettere perché lo dice la desinenza del verbo (lavora qui); in inglese mai. Anche quando non indica nessuno, il posto del soggetto va occupato: it’s raining, it’s late.

Terza persona

La forma del verbo con he, she, it o con un nome singolare. Al present simple è l’unica persona che cambia: prende una -s (she works, he lives). È anche la più dimenticata, proprio perché in inglese è un’eccezione e in italiano ogni persona ha la sua desinenza.

Forma base

La forma del verbo senza niente: work, go, be. È quella del dizionario, quella che si usa dopo to (to work), dopo un verbo modale (I can swim) e dopo do, does o did nelle domande e nelle negazioni (Does she work?, I didn’t go).

Ausiliare

Verbo che aiuta a costruire una forma o un tempo: be, have, do. Do non ha un equivalente in italiano: al presente e al passato serve a fare le domande e le negazioni con i verbi normali (Do you like it?, I don’t like it), dove l’italiano si accontenta dell’intonazione e di non.

Tempo verbale

La forma del verbo che colloca l’azione nel tempo. L’inglese combina presente, passato e futuro con la forma semplice, la forma in -ing e la forma con have. I nomi non corrispondono ai nostri: il present perfect non è un passato prossimo, e il past simple traduce sia il passato prossimo sia il passato remoto.

Present simple

Il tempo delle abitudini, delle verità generali e degli stati: I work in a shop, water boils at a hundred degrees. Non si usa per quello che succede in questo momento, a differenza del presente italiano: cosa fai? detto a qualcuno che sta facendo qualcosa è what are you doing?

Present continuous

Be seguito dalla forma in -ing: I am reading. Descrive quello che sta succedendo adesso, o un programma già fissato: we are leaving tomorrow. Corrisponde a sto leggendo, ma si usa molto più spesso di stare + gerundio in italiano.

Past simple

Il passato di base: I worked, I went, I saw. È il tempo di ogni azione passata con un momento indicato o concluso, quindi la traduzione più frequente del passato prossimo: ieri ho visto Paolo, I saw Paolo yesterday. Nelle domande e nelle negazioni passa per did: Did you see him?

Present perfect

Have o has seguito dal participio passato: I have seen. Collega il passato al presente senza dire quando: un risultato visibile adesso (I have lost my keys), un’esperienza (Have you ever been to London?), o una situazione che dura ancora, con since e for (I have lived here for three years, vivo qui da tre anni). Non si usa mai con un momento preciso del passato.

Verbi irregolari

Verbi il cui past simple e participio passato non si formano con -ed: go, went, gone; see, saw, seen; be, was, been. Quelli di uso comune sono un centinaio, ma sono i verbi più frequenti della lingua.

Forma in -ing

La forma del verbo che finisce in -ing: working, reading. Serve a costruire i tempi continui (I am reading) e può fare da nome, il cosiddetto gerundio inglese: Swimming is good for you, nuotare fa bene. Dove l’italiano usa l’infinito come soggetto, l’inglese usa spesso la forma in -ing.

Infinito

La forma base preceduta da to: to work, to go. Si usa dopo molti verbi (I want to go) e per esprimere uno scopo (I came to help, sono venuto per aiutare; mai for help). Dopo un modale si usa la forma base da sola: I can go, mai I can to go.

Verbo modale

Verbo breve che esprime capacità, permesso, obbligo o probabilità: can, must, should, will, would. Non prende mai la -s (she can), è seguito dalla forma base e fa da solo domande e negazioni, senza do: Can you swim?, I can’t swim.

Phrasal verb

Verbo seguito da una particella che ne cambia il significato: get up (alzarsi), give up (rinunciare), look after (prendersi cura di), run out (finire, esaurire). Spesso il significato non si ricava né dal verbo né dalla particella. L’inglese parlato ne è pieno, spesso dove l’italiano userebbe un verbo di origine latina che in inglese suona formale.

Preposizione

Parola breve che lega un nome al resto della frase: in, on, at, to, for, with. Le preposizioni inglesi non corrispondono una a una a quelle italiane: a Roma è in Rome, a casa è at home, in macchina è by car, il lunedì è on Monday. Vanno imparate insieme alle espressioni, non tradotte.

Aggettivo

Parola che descrive un nome: red, big, happy. In inglese l’aggettivo è invariabile, senza genere né plurale (a red car, two red cars), e va prima del nome, non dopo: a red car, una macchina rossa.

Parola interrogativa

La parola che apre una domanda aperta: what, where, when, who, why, how. Va in testa, seguita dall’ausiliare e poi dal soggetto: Where does she work? L’ordine libero dell’italiano, dove lavora tua sorella? o tua sorella dove lavora?, in inglese non esiste.

Domanda sì/no

Domanda a cui si risponde sì o no: Do you like coffee?, Is she here? Comincia con l’ausiliare, e la risposta breve lo riprende: Yes, I do, No, she isn’t. La sola intonazione che sale, come in ti piace il caffè?, in inglese non basta.

Ordine delle parole

L’inglese segue un ordine rigido: soggetto, verbo, complemento (I like music). L’aggettivo va prima del nome (a red car), gli avverbi di frequenza prima del verbo normale (I often read, leggo spesso). Dove l’italiano sposta le parole per dare enfasi, l’inglese di solito non può: cambiare l’ordine cambia il senso, o rende la frase sbagliata.

Contrazione

Forma abbreviata di un ausiliare o di una negazione, segnata da un apostrofo: I’m per I am, don’t per do not, she’s per she is o she has. Nel parlato è la forma normale; quella intera serve soprattutto per insistere o in uno scritto formale.

Condizionale

L’inglese non ha un condizionale come forma del verbo: lo esprime con il modale would e la forma base. I would like a coffee, vorrei un caffè. Nella frase con if non si mette mai would, e nemmeno un congiuntivo, che in inglese non esiste: if I had time, I would go, se avessi tempo, andrei.