Perché la grammatica va spiegata nella tua lingua
La stessa regola è una formalità per uno studente e lo scoglio più duro del corso per un altro, e dipende solo dalla lingua che parlano già. Perché una spiegazione scritta per tutti non parla a nessuno, e cosa fa invece un corso adattato.
Una regola, tre studenti
Prendiamo l’articolo determinativo inglese, the. Sulla carta è la cosa più semplice del mondo: una sola forma al posto di il, lo, la, l’, i, gli, le. Eppure non è la stessa regola per tutti.
Per chi parla russo l’articolo è una novità assoluta. Il russo non ne ha; bisogna prima spiegare cos’è un articolo, a cosa serve e perché l’inglese vuole una parolina davanti a door quando il senso è già chiaro. Per chi parla tedesco, su questo punto, non c’è quasi niente da spiegare: anche il tedesco dice Ich mag Kaffee, senza articolo, esattamente come l’inglese. Per chi parla italiano l’articolo è un vecchio amico, ed è proprio questa la trappola: funziona quasi come in italiano, tranne in un punto preciso. Quando parli di qualcosa in generale, l’italiano mette l’articolo e l’inglese no. Mi piace il caffè diventa I like coffee; il the torna solo quando parli di un caffè preciso.
I like coffee, but the coffee in this house is terrible.
Mi piace il caffè, ma il caffè di questa casa è terribile.
Tre studenti, una regola, tre lezioni diverse. Un corso che scrive una sola spiegazione e poi la traduce l’ha scritta in realtà per uno di loro, e fa leggere agli altri due un testo o paternalistico o privo della sua prima pagina.
Gli errori dipendono dalla lingua di partenza
Gli errori di chi studia non sono casuali. È la sua lingua che spinge per uscire. Chi parla italiano e impara l’inglese dirà I have twenty years, perché in italiano gli anni si hanno, e I am agree, perché d’accordo si è. Dirà I live here since three years, ricalcato su da tre anni. Lascerà cadere il soggetto, is raining, perché in italiano piove basta da solo. E farà le domande con la sola intonazione, you like coffee?, perché in italiano funziona così.
I am eleven years old.
Ho undici anni.
Do you agree or do you think I'm wrong?
Sei d'accordo o pensi che io sbagli?
Chi parla russo non farà nessuno di questi errori. Ne farà altri: dimenticherà gli articoli, metterà il verbo nel posto sbagliato nelle domande, confonderà i tempi del passato in tutt’altro modo. Nessuno di questi errori si ricava dall’inglese da solo. Nascono dalla coppia di lingue. Una spiegazione che non sa da dove arriva chi la legge non può avvertirlo dell’errore che sta per fare, né risparmiargli i venti che non farebbe mai.
Tradurre non è adattare
La maggior parte dei corsi viene scritta una volta, in inglese, e poi tradotta in ogni lingua. La traduzione conserva le frasi e perde il lettore. La versione italiana di un corso pensato per un pubblico internazionale spiega ancora per pagine cos’è un articolo a qualcuno che lo usa da quando aveva due anni, e non dice una parola sui falsi amici tra italiano e inglese, perché l’originale non aveva motivo di parlarne. Lì actually non viene mai messo accanto ad attualmente, né library a libreria, né camera alla stanza che per un italiano evoca.
Un corso adattato viene scritto da zero per ogni lingua madre: la stessa regola, gli stessi fatti, ma un’altra spiegazione, con i paragoni che quel lettore può usare e gli avvertimenti di cui ha bisogno. È più lavoro, più o meno un corso per ogni lingua madre invece di uno solo tradotto, ed è l’unico modo per avere una spiegazione che parli davvero a chi la legge.
Come funziona nel corso
Ogni regola è spiegata in italiano, scritta per chi parla italiano invece che tradotta da un testo generico. Uno studente italiano e uno russo non leggono la stessa spiegazione della stessa regola. Gli esempi si appoggiano a quello che sai già: la scheda dell’articolo determinativo dice nero su bianco che dove l’italiano mette l’articolo per parlare in generale, l’inglese non lo mette.
Questo vale a ogni livello, non solo all’inizio. La grammatica dell’ultima lezione è adattata quanto quella della prima, perché l’interferenza non si ferma quando migliori. Si fa più sottile: il passato prossimo che spinge verso I have seen him yesterday, il da che vuole un presente dove l’inglese non lo vuole.
E quando la correzione trova una forma sbagliata in una frase che hai scritto, la regola che ti mostra è quella spiegazione adattata, in italiano, nel momento esatto in cui ti serve. Non un verdetto, e nemmeno una pagina di una grammatica di consultazione scritta per tutti: l’unica cosa che non andava, spiegata a te.
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