A1, A2, B1: cosa significano davvero questi livelli

Ogni corso promette un livello, e quasi nessuno sa dire cosa voglia dire. Cosa sai fare a ogni gradino della scala europea, quanto tempo serve per salirlo, e perché un livello vale solo per quello che sei in grado di produrre.

Da dove vengono queste lettere

Il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue, il QCER (in inglese CEFR), è la scala che sta dietro le lettere di corsi, certificazioni e annunci di lavoro. L’ha pubblicato il Consiglio d’Europa nel 2001, e la sua idea centrale sta in una riga: un livello descrive quello che sai fare con la lingua, non quello che hai studiato. I gradini sono sei: A1 e A2 per l’utente base, B1 e B2 per l’utente autonomo, C1 e C2 per l’utente avanzato.

In Italia queste lettere sono ovunque. I programmi scolastici fissano il B1 o il B2 come traguardo per l’inglese alla fine delle superiori, le scuole preparano gli studenti al PET e al First, e gli annunci di lavoro chiedono un «inglese livello B2» dove una volta scrivevano «ottima conoscenza dell’inglese». Anche la cittadinanza italiana, per chi la chiede per matrimonio o residenza, richiede una certificazione di italiano di livello B1. Le definizioni sono volutamente legate a compiti concreti. È questo che le rende utili, ed è anche questo che le rende facili da gonfiare: un corso può chiamare A2 qualsiasi cosa, e nessuno controlla.

Cosa vuol dire ogni livello, in pratica

A1. Sai presentarti, fare e rispondere a domande semplici su dove vivi e cosa fai, e capire chi ti parla piano e chiaramente. In un negozio o al bar te la cavi con qualche frase fatta. Le frasi sono semplici, al presente, e ognuna costa fatica.

  • Hello, I'm Marco. I'm Italian.

    Ciao, io sono Marco. Sono italiano.

A2. Te la cavi nelle situazioni di tutti i giorni: chiedere indicazioni, fare la spesa, prenotare dal medico, parlare dei programmi per il fine settimana. Descrivi in modo semplice la tua famiglia, il tuo lavoro e il tuo passato, e capisci il senso generale di una conversazione quotidiana tra altre persone. Hai un passato e un futuro, e le forme richiedono ancora un attimo di riflessione.

B1. Te la cavi nella maggior parte delle situazioni che capitano viaggiando o vivendo nel Paese. Capisci i punti principali di un discorso chiaro su argomenti familiari, racconti un’esperienza e motivi un’opinione. Sostieni una conversazione vera, con degli errori, senza che l’altro debba rallentare troppo. È il livello in cui una lingua diventa utilizzabile per viverci, e non più solo per passarci in vacanza.

B2. Capisci le idee principali di un testo complesso e segui una conversazione tra madrelingua, anche su argomenti astratti o tecnici del tuo campo. Parli con abbastanza scioltezza perché la conversazione con un madrelingua non sia faticosa per nessuno dei due. Gli errori si fanno più rari e non creano più malintesi.

C1 e C2. Un uso flessibile ed efficace della lingua nella vita sociale, nello studio e nel lavoro; al C2, una padronanza vicina a quella di un madrelingua. Alla maggior parte di chi studia non servono, e la maggior parte dei corsi non ci arriva.

Quanto tempo ci vuole per ogni livello

Di solito si misura in ore di apprendimento guidato: le ore di lezione o di studio strutturato, senza contare il tempo in cui usi la lingua fuori da lì. Le stime degli enti certificatori si somigliano: circa un centinaio di ore per arrivare all’A1, un altro centinaio per l’A2, poi i gradini si allungano, circa duecento ore in più per il B1 e più o meno altrettante per il B2. I livelli non sono equidistanti: ognuno richiede all’incirca il tempo di tutti quelli precedenti messi insieme.

Le cifre cambiano con la distanza tra le lingue. Chi parla italiano raggiunge un certo livello di inglese molto prima di chi parla giapponese, perché una buona parte del lessico colto dell’inglese viene dal latino e gli suona familiare. Sono stime, non promesse, e danno per scontato che quelle ore servano a produrre la lingua, non a guardarla.

Quando un livello è gonfiato

Un livello si gonfia ogni volta che viene assegnato per quello che hai visto invece che per quello che sai produrre. Aver finito un corso A2 vuol dire aver visto i contenuti dell’A2. Non vuol dire saper svolgere i compiti dell’A2, e tutta la distanza tra le due cose spiega perché tante persone con una certificazione in tasca non riescono a sostenere la conversazione che quella certificazione attesta.

In Italia lo sa quasi chiunque sia passato dalla scuola. Tredici anni di inglese, dalle elementari alla maturità, e moltissimi adulti capiscono un testo scritto molto meglio di quanto riescano a parlare. La comprensione può essere al B1 mentre la produzione è ancora all’A1, ed è la produzione a decidere se ti capiscono.

La vera prova di un livello è produrre la lingua che descrive, partendo da zero, senza opzioni sullo schermo: le frasi di quel livello, con le forme e i tempi che richiede, a velocità normale.

Come il corso usa i livelli

Il corso segue il QCER. Ogni livello è una sequenza di lezioni, ogni lezione una regola con le parole che le servono, e un livello compare nella pagina del corso il giorno in cui le sue lezioni vengono pubblicate, mai prima. Quello che contiene è esattamente quello che puoi leggere lì: le regole, le parole e le frasi che insegna.

Superarlo è una questione di produzione. Ogni frase di ogni lezione la scrivi tu, controllata parola per parola, e ogni parola, ogni forma e ogni regola ha un suo livello da 1 a 7, che sale solo quando la produci correttamente il giorno in cui è in scadenza. Quindi «sono all’A2» non vuol dire che hai aperto le lezioni dell’A2. Vuol dire che le parole e le regole dell’A1 e dell’A2 sono tue, verificate, al livello che la scala indica per ciascuna, e puoi controllarlo una per una.

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Frasi

Scrivila in inglese

Non siamo studenti, siamo insegnanti.

frase negativa con be, poi frase affermativa con be e lo stesso soggetto

We're not student, we are teachers.

Non proprio

  • we're
  • not
  • we
  • are
  • teachers

Tocca una parola segnata per vedere la grammatica e la carta della parola.

We're not students, we are teachers.

students: hai scritto «student» · Il plurale dei nomi, regolari e irregolari

Corretto anche:

we aren't students we are teachers

we are not students we are teachers

Quanto è costata questa risposta

RegolaIl plurale dei nomi, regolari e irregolari3 → 1

Una frase del corso, con una desinenza sbagliata nella risposta. Tocca la parola segnata.

È un modo più lento di altri per guadagnarsi una lettera, ed è l’unico in cui la lettera significa quello che il Quadro dice che significa.

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